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I pensieri e le esperienze di due teste calde si fondono in un unico blog ammaliante, vispo e tremendamente "vero"!

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Uno è speranzoso, ottimista e "romantico"...ancora! L'altro è concreto, calcolatore e "pragmatico" e si troverà bene nella vita!

Wednesday, September 27, 2006

Savi - San!!!

Sarà un caso che due dei miei film sono Lost in translation e L'ultimo samurai (spero lo abbiate visto ieri sera, a proposito) ? Io credo di no in quanto entrambi i lungometraggi hanno a che fare con il Giappone.
Questo magico paese asiatico ha sempre stuzzicato la mia fantasia, mi ha sempre affascinato l'alone di mistero che si cela dietro una nazione ed un popolo così lontani da noi, in tutti i sensi.
Migliaia di chilometri di distanza che, a mio modo di vedere, diventano anche centinaia di anni creando così un allungamento spazio-temporale tra noi e loro: quantomeno io mi sono sempre posto così questa situazione, in maniera alquanto enigmatica e questo non ha fatto altro che accrescere la mia curiosità verso il "Japanese way of life".
Che il film sia horror, romantico, fantascientifico, thriller o comico, quando il cinema (non giapponese) si occupa del Giappone viene sempre fuori una visione del paese davvero ricca di fascino; dai brividi di The Grudge con la magnifica rappresentazione del Giappone più cupo, con le pioggie incessanti e la architetture "sinistre", attraversando la sobrietà di Lost in translation con quel mix di Giappone moderno e antico che si pone come nodo centrale della storia di amicizia/amore che vede coinvolti i due protagonisiti, fino alle emozioni de L'ultimo samurai e qui mi fermo per ora.

Trama del film:

La storia del capitano Nathan Algren parte lontano, negli Stati Uniti che l'hanno lasciato disilluso e sconvolto dagli orrori della guerra ai nativi americani: proprio quando sembra essere sull'orlo dell'autodistruzione, si ritrova a lavorare come consulente per la nascente potenza militare giapponese che vuole modernizzarsi preferendo le nuovi armi da fuoco alle tradizione millenarie simboleggiate dai samurai. Costretto ad una precoce battaglia, combatte con onore e con la grinta di una tigre, conquistando così l'ammirazione del leader dei samurai ribelli, che lo prende come suo prigioniero. Guarito dalle ferite, si ritrova "ospite" di una giovane che egli stesso ha reso vedova e di un villaggio che lo vede come simbolo di tutto ciò che combattono e avversano; sarà solo Katsumoto a dargli inzialmente fiducia e a indicargli "la via del guerriero".

Ora qualcosa è chiaro, almeno sulla storia: tuttavia per approfondire sensazioni ed emozioni che il film regala è vivamente consigliata la visione (meglio se da soli e in completo relax della mente - "no mente!" - grida appunto il protagonista ad un certo punto del film).
Proprio ieri sera pensavo che se mi venisse rivolta la domanda "se potessi rinascere, in quale epoca vorresti trovarti?" io risponderei senza esitazioni "nel Giappone dei Samurai".
Oggi viviamo in un mondo che se ne infischia di tutto e di tutti, roba ritrita...ma tant'è.
I samurai avevano il "bushido", il codice etico e morale: essi vivevano con orgoglio e con dignità.
Essi vivevano senza paura, in luoghi che però mettevano i "brividi" per la bellezza estrema e a volte "inaccettabile" del paesaggio, della natura, della pace, della speranza.
Essi vivevano di sguardi che non necessitavano di parole, si nutrivano del silenzio e col silenzio stesso entravano in contatto; essi vivevano di sentimenti taciuti e forse per questo "provati" in maniera più intensa.
Il "cammino" che il personaggio di Tom Cruise compie durante la storia è un cammino di congiunzione, un collegamento tra "vite" diverse della stessa persona.
La frase secondo me più bella del film dice:
"Io appartengo al guerriero in cui la via vecchia si è unita alla nuova." - [Parole incise sulla lama della spada consegnata all'eroe prima dell'ultima battaglia]
Da capitano del sanguinario esercito statunitense a...Samurai.
Una rinascita, non fine a se stessa...un cammino, appunto.

Spero prima di concludere il mio di cammino di avere la possibilità di visitare il Giappone, perchè so che luoghi magici come quelli che esistono "laggiù" potrebbero davvero aiutarmi a conciliarmi con il mondo...scoprendo realmente l'essenza del mio viaggio senza meta.

PS: non aggiunge nulla al film dire che ne L'ultimo samurai abbiamo (secondo me) la migliore interpretazione di Tom Cruise dai tempi di Nato il 4 luglio e anzi, qui fa anche meglio...ed io so il motivo di tanta bravura.
Lo stesso per cui quasi tutti i film di Kurosawa sono dei capolavori...il Giappone.

- Arigatou gozaimasu, sayounara -

2 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Concordo su molto, non su tutto e soprattutto non sul rimpianto di non essere nato all'epoca dei Samurai; ma di questo parleremo poi...

Wednesday, September 27, 2006 11:30:00 AM  
Anonymous Anonymous said...

Sapevo che ti avrebbe interessato l'argomento...prima o poi ci andremo insieme in Giappone, secondo me sarà un viaggio godibile verso i 30 anni...abbiamo tempo! :-)

Thursday, September 28, 2006 2:26:00 AM  

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